La creatività e la bravura dei lucani passa anche per un piccolo strumento elettronico che sta partecipando al BioUpper, concorso nazionale di tecnologia applicata ai temi della salute. Si chiama PD-Watch ed è un concentrato di scienza che tiene sotto controllo i tremori di una delle malattie più invalidanti che si conoscano.

“PD” sta per “Parkinson’s Disease”, ossia “Malattia di Parkinson” e “watch” per orologio. Ma ciò che misura non è certo l’ora.

L’apparecchio, realizzato in ABS – che è una plastica rigida e leggera – pesa appena 36 grammi e misura pochi centimetri di lato. È stato ideato realizzato e brevettato dalla Biomedical Lab, azienda in fieri di Potenza. Il PD-Watch ha diverse funzioni, serve innanzitutto a capire se una diagnosi di Parkinson in soggetti a rischio sia fondata o meno. Una volta accertata la malattia, può monitorare il decorso del morbo ma anche misurare gli effetti delle cure.

L’idea di fondo è di quelle vincenti e unisce un’intuizione brillante a una realizzazione tecnologicamente avanzata. Il cuore del sistema è un accelerometro, ossia – detto in estrema sintesi e con grande semplificazione – uno strumento che misura il movimento dei corpi. Un’applicazione nota degli accelerometri è il sismografo, strumento che misura l’intensità dei terremoti.

<<Un giorno – ricorda Luigi Battista, 31 anni, ingegnere biomedico, che fa parte del trio che costituisce Biomedical Lab – mentre stavo lavorando proprio con degli accelerometri quando ero ricercatore all’Università Roma Tre, ho pensato: perché non usare questi meccanismi anche in campo medico?>>

Detto, fatto. Con la precisazione che fra il “detto” e il “fatto” sono passati tre anni, tantissimo lavoro e l’impegno quotidiano e costante di Battista insieme al fratello Fabio, 27 anni, chimico, e a Noemi Giorgio, 26 anni, esperta di marketing.

I tre hanno messo insieme i cervelli (e le mani) e costituito un gruppo che proprio quest’anno dovrebbe trasformarsi in azienda vera e propria.

Nel frattempo hanno partecipato al BioUpper – e sono finiti fra i primi dieci dieci, in attesa di conoscere il vincitore – e a vari altri contest, concorsi di settore. Fra gli altri la Maker Faire di Roma (anche lì fra i primi 10 su 750 progetti arrivati da tutta Europa), al MakeToCare anch’esso nella Capitale. A un concorso di Matera hanno vinto.

I piazzamenti, le vittorie e qualche aiuto – ad esempio, un finanziamento a fondo perduto degli Ingegneri chimici – hanno consentito di mettere insieme un gruzzoletto che, insieme al proprio investimento, ha costituito la basa per andare avanti.

Il BioUpper prevede un premio per il vincitore di 50.000 euro. E sarebbe un buon trampolino per affrontare il mercato con le spalle coperte.

L’azienda ha anche altre frecce al suo arco (leggi altre invenzioni, tra cui il MyVenus – sistema di telemedicina). E c’è da scommetterci che non si fermeranno qui.

Rocco Pezzano

 

Apparso sulla prima pagina de “il Quotidiano del Sud – Basilicata”